Report OpenAI 2025

Report OpenAI 2025. Come il mondo usa ChatGPT nel 2025

Nel settembre 2025, il team di ricerca economica di OpenAI, in collaborazione con Harvard e Duke University, ha pubblicato il più completo studio mai realizzato su come le persone usano ChatGPT.
Il paper – How People Use ChatGPT – analizza oltre 18 miliardi di messaggi inviati da 700 milioni di utenti settimanali, pari a circa il 10% della popolazione adulta mondiale.

È un documento cruciale per chi lavora nel digitale: non si parla di percezioni, ma di dati reali, raccolti da un campione rappresentativo e classificati con una pipeline di machine learning che ha preservato la privacy degli utenti.
Per la prima volta, abbiamo un quadro chiaro di cosa fanno realmente le persone con un LLM – e come questo sta cambiando il modo di informarsi, lavorare e creare contenuti.

Crescita senza precedenti: ChatGPT è usato da 1 adulto su 10

ChatGPT è passato, in meno di tre anni dal lancio (novembre 2022), da esperimento di ricerca a piattaforma planetaria.
Nel luglio 2025, i ricercatori contano:

  • 700 milioni di utenti attivi a settimana (WAU);
  • 2,5 miliardi di messaggi al giorno, pari a circa 29 000 interazioni al secondo;
  • una crescita trainata tanto dagli utenti storici (che continuano ad aumentare l’uso) quanto dai nuovi ingressi.

È una curva di adozione senza precedenti: più rapida di Internet, smartphone e social network.
E soprattutto, più globale – con tassi di crescita 4 volte superiori nei Paesi a medio e basso reddito rispetto a quelli ad alto reddito.

La diffusione non è più solo “early adopter tech”. Oggi ChatGPT è cultura di massa. Qualunque brand che comunichi online si rivolge a un pubblico che già conosce, o usa, l’AI quotidianamente.

Lavoro vs vita quotidiana: l’AI ormai è personale

Uno dei risultati più sorprendenti è lo spostamento radicale dall’uso professionale a quello personale.

PeriodoMessaggi “non di lavoro”Messaggi “di lavoro”
Giugno 202453%47%
Giugno 202573%27%

In un solo anno, le conversazioni legate al lavoro sono diminuite in percentuale, anche se crescono in termini assoluti.
Le persone hanno iniziato a usare ChatGPT più per la propria vita privata – per imparare, organizzare, chiedere consigli, scrivere messaggi, cucinare, allenarsi, insegnare ai figli.

In termini economici, OpenAI sottolinea che l’impatto dell’AI “domestica” (home production) è ormai paragonabile, se non superiore, a quello sul lavoro.

I tre grandi casi d’uso: guida, ricerca e scrittura

Il report identifica 24 categorie di conversazioni, raggruppate in sette macro-aree.
Tre di queste, da sole, coprono quasi l’80% di tutte le chat:

  1. Practical Guidance (29%) – consigli pratici, coaching, tutoring, idee creative, piani di studio o fitness.
  2. Seeking Information (24%) – ricerche di informazioni, prodotti, notizie, curiosità, ricette.
  3. Writing (24%) – scrittura, revisione, editing, traduzioni e comunicazioni personali.

Interessante notare che la scrittura è il principale uso professionale, ma solo una minoranza di testi viene creata da zero:

Due terzi delle richieste di scrittura riguardano modifiche, correzioni o riformulazioni di testi già esistenti.

La categoria Technical Help (programmazione, calcoli, analisi dati) rappresenta appena il 5% delle interazioni totali, e il 4,2% se si considera solo la programmazione pura.

Al contrario, l’educazione emerge come uno dei pilastri dell’uso quotidiano: circa il 10% di tutte le conversazioni è legato a insegnamento o tutoring.

Il nuovo modello d’intenzione: “Ask, Do, Express”

Per comprendere meglio il tipo di interazione, i ricercatori hanno introdotto una tassonomia semplice ma rivelatrice:

  • Asking (49%) → chiedere informazioni, consigli o chiarimenti per prendere decisioni;
  • Doing (40%) → far eseguire compiti o produrre risultati (testi, immagini, codice, tabelle);
  • Expressing (11%) → esprimere pensieri, emozioni o opinioni.

Tra i messaggi di lavoro, il 56% rientra nella categoria “Doing”, e quasi tre quarti di questi sono compiti di scrittura.
Nel tempo, però, le richieste di tipo “Asking” stanno crescendo più velocemente: segno che ChatGPT viene percepito sempre più come uno strumento di riflessione e decision support, non solo come generatore di output.

I marketer stanno passando dal “fai questo” al “aiutami a pensare meglio”.
L’AI diventa un copilota strategico, non un semplice produttore di contenuti.

Chi usa ChatGPT: età, genere e geografia

Gender gap chiuso (anzi, invertito)

Nel 2023, l’80% degli utenti attivi aveva nomi tipicamente maschili.
Nel 2025, la tendenza si è invertita: gli utenti con nomi femminili sono leggermente prevalenti (52%).
Le donne, inoltre, usano ChatGPT più per guida pratica e scrittura, mentre gli uomini si concentrano su informazione, multimedia e assistenza tecnica.

Giovani protagonisti

Quasi il 50% dei messaggi proviene da utenti sotto i 26 anni.
L’uso “non di lavoro” è dominante tra i più giovani (solo il 23% delle loro chat è legato al lavoro), ma cresce la maturità nell’uso con l’età.

Adozione globale

Il tasso di adozione è cresciuto in modo esplosivo nei Paesi a medio reddito (10 000–40 000 $ di PIL pro capite).
In questi mercati, ChatGPT è diventato un sostituto parziale di ricerca, formazione e strumenti di produttività, colmando gap educativi e linguistici.

I professionisti: dove e come si usa ChatGPT al lavoro

L’analisi incrociata con le categorie professionali mostra pattern chiari:

  • Gli utenti in management, business e marketing sono i più propensi a usare ChatGPT per Writing (fino al 52% dei messaggi di lavoro).
  • Gli utenti in informatica e ingegneria usano ChatGPT per Technical Help (fino al 37%).
  • In tutte le professioni, le attività più comuni sono decision making, problem solving, creative thinking e information synthesis.

In sintesi, ChatGPT al lavoro serve soprattutto a:

  1. Ottenere e interpretare informazioni;
  2. Documentare e comunicare;
  3. Prendere decisioni e risolvere problemi.

ChatGPT non sostituisce i professionisti, ma amplifica le funzioni cognitive comuni a tutte le professioni — capire, decidere, comunicare.
Nel marketing, questo significa passare da “AI per scrivere copy” a “AI per pensare strategie”.

La qualità delle interazioni: cresce la soddisfazione

OpenAI ha misurato la soddisfazione attraverso un classificatore di “Interaction Quality”.
Nel 2024 i messaggi “buoni” erano circa tre volte quelli “negativi”; nel 2025 il rapporto è salito a oltre 4 a 1.
Le categorie più apprezzate:

  • Self-Expression (miglior rapporto “good/bad”);
  • Practical Guidance;
  • Writing;
    mentre le più critiche restano Technical Help e Multimedia, dove l’aspettativa è spesso più alta.

Anche qui, i messaggi “Asking” ottengono punteggi di qualità migliori rispetto a “Doing”: le persone trovano più valore nel dialogo e nella comprensione che nella semplice esecuzione.

Educazione e AI: un’alleanza naturale

Il 10,2% di tutte le conversazioni è classificato come “Tutoring o Teaching”.
Un dato enorme se si considera la scala d’uso globale.
ChatGPT si configura come assistente personale all’apprendimento, capace di adattare spiegazioni, generare esercizi, tradurre concetti e proporre percorsi formativi personalizzati.

Per il marketing, questo significa che l’AI è anche uno strumento educativo: i brand che la integrano in percorsi di onboarding, formazione clienti o community learning hanno un vantaggio competitivo.

Etica e privacy: un modello di analisi “privacy-preserving”

Il paper merita attenzione anche per la metodologia.
Nessuno degli autori ha avuto accesso ai testi reali delle chat: tutto è stato classificato da modelli automatici (“gpt-5-mini”) in un data clean room con regole di anonimizzazione severissime.
È un approccio che potrebbe diventare standard per l’analisi etica dell’AI, combinando insight macro e tutela individuale.

Cosa significa tutto questo per chi lavora nel marketing

1. ChatGPT è diventato mainstream

Non è più uno strumento per tecnici o early adopter.
Va considerato un touchpoint quotidiano del consumatore: le persone chiedono, scoprono e decidono attraverso conversazioni con un LLM.

2. Le query non sono più “keyword”, ma domande naturali

SEO e content marketing dovranno evolvere dal modello “parola chiave → risultato” al modello “domanda → conversazione → soluzione”.

3. Scrittura assistita, non automatizzata

Il 66% delle richieste di scrittura riguarda editing e rifinitura.
L’AI non sostituisce i copywriter, ma li trasforma in direttori creativi di un processo aumentato.

4. Decision support: il nuovo valore

Il 49% delle interazioni è “Asking”.
Le persone vogliono capire, non solo ricevere output.
I brand che posizionano i loro contenuti come strumenti di decision making (guide, comparatori, risorse “smart”) si allineano naturalmente a questo comportamento.

5. Nuove metriche di engagement

Il successo dell’AI non si misura solo in click o conversioni, ma in soddisfazione conversazionale.
Capire quanto valore percepiscono gli utenti nel dialogo sarà la chiave del marketing conversazionale 2.0.

Conclusione: da strumento a ecosistema cognitivo

Il report “How People Use ChatGPT” segna un cambio di paradigma:
ChatGPT non è più solo una tecnologia, ma una nuova infrastruttura cognitiva che connette lavoro, apprendimento e vita quotidiana.

Per i professionisti del digitale questo significa una cosa sola:

chi saprà integrare l’AI non solo nei processi di produzione, ma nel modo stesso di pensare, comunicare e prendere decisioni, sarà il primo a trarne vantaggio reale.

Fonti principali:
Chatterji A., Cunningham T., Deming D., Hitzig Z., Ong C., Shan C., Wadman K. (2025). How People Use ChatGPT. OpenAI Economic Research Paper, settembre 2025.
Dati e tabelle riportati con riferimento diretto alle sezioni 1–7 del documento.

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